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Juventus, Arthur: “Pirlo mi ha aiutato tanto. Su Ronaldo, i senatori e il Barça…”

JUVENTUS – Le ultime uscite brillanti della Juventus, passano tanto dai piedi di Arthur. Il regista brasiliano, all’inizio ha faticato tanto ma adesso si sta inserendo bene nei meccanismi di Pirlo, permettendo alla squadra di fare un calcio più fluido.

Proprio contro la sua ex squadra ha giocato una delle sue migliori partite. Tanta intensità, passaggi e soprattutto una vittoria netta. Il centrocampista brasiliano si è raccontato sulle colonne di Marca in un intervista importante, dove racconta l’impresa del Camp Nou ma non solo.

Juventus, le parole di Arthur

PARTITA PERFETTA – “Abbiamo studiato molto il Barcellona, merito dello staff che ha passato tanto tempo ad analizzare punti forti e deboli. Ci siamo allenati nei giorni precedenti, sapevamo già cosa sarebbe successo in partita. Il Barça gioca sempre alla ricerca del gol, va in avanti e dietro lascia spazi, è normale. Se mi hanno chiesto qualcosa? Sì, ho detto che è una squadra con molta qualità e che fa più possesso di noi. Il merito va allo staff per l’ottimo lavoro di analisi dell’avversario”.

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SUL 3-0 CONTRO IL BARCELLONA  “Volevamo il primo posto nel girone, avevamo bisogno di tre gol. Ci abbiamo creduto anche se sapevamo che sarebbe stato difficile, ma la Juve ogni volta che si pone un obiettivo sa che con la qualità della rosa può raggiungerlo”.

RISPETTO ALL’ANDATA – “La nostra mentalità era diversa. Sapevamo che se avessimo giocato faccia a faccia con il Barça avremmo potuto farcela. Abbiamo avuto più intensità, soprattutto nei primi 30 minuti di partita. Siamo entrati mentalmente forti, la chiave è stato il cambio mentale“.

SULL’ADDIO AL BARCELLONA – “Si è fatto più rumore di quanto avrei voluto. Una volta saputo che stavo per andarmene, volevo fare le cose per bene. Il Barcellona mi aveva dato tanto. È stato il club che mi ha aperto le porte dell’Europa, un sogno che avevo sin da bambino. Un club con una grande storia e una grande storia di calciatori brasiliani. Si sono comportati male? È difficile dirlo. Ho la mia versione, la mia storia e avrei voluto che qualcosa fosse diverso. Ora sono venuto in un grande club per incontrare persone serie nella direzione che mi portano molte cose”.

SU CRISTIANO RONALDO – “Mi ha sorpreso il modo in cui lavora. Lo sapevo già perché la gente ne parla, il mondo del calcio è piccolo e te lo raccontano. Ti dicono cosa fa, ma quando lo vivi è impressionante. Ci sono giorni in cui arriviamo alle due del mattino perché abbiamo giocato tardi e lui pensa all’allenamento. Chi lo fa? Cristiano. Scherzo e gli dico che è malato, ma cosa dirai a qualcuno che ha così tanti Palloni d’Oro. Cristiano è un grande, da quando sono arrivato mi ha aiutato molto perché parliamo la stessa lingue. Anche nel cibo mi dice anche cosa mangiare. Si prende cura degli altri, cerca sempre di aiutare e contribuire con qualcosa”.

SULLA JUVE – “Mi trovo molto bene, mi hanno accolto molto bene e sono contento. Quando sono arrivato al Barça mi è successa la stessa cosa, ho conosciuto giocatori con cui avevo giocato solo alla PlayStation e ora li avevo davanti: Cristiano, Buffon, Bonucci o Chiellini, sono tutti leggende”.

SUI COMPAGNI – “Sceglierne uno è difficile. Sono stato fortunato: ci sono Danilo e Alex Sandro, due brasiliani della Nazionale che già conoscevo; Dybala che parla spagnolo, così come Bentancur e Morata; con Cristiano parlo portoghese. E poi ci sono i veterani che rappresentano la mentalità italiana. Tutti molto seri e lavorano alla morte”. 

SUGLI INIZI ALLA JUVE – “All’inizio ho sofferto un po’ quando sono arrivato, perché il modo di giocare è diverso. Ho avuto la fortuna di incontrare un allenatore che ha giocato nella mia stessa posizione. Mi aiuta e mi dice cosa fare e cosa non fare. Ha molta esperienza quindi non ho altra scelta che abbassare la testa e ascoltarlo. Spiega molto bene quello che vuole e legge molto bene l’avversario”. 

di
Domenico Lamanna

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