Da ora in avanti, si potrà usare anche un abbonamento privato e non business per poter mostrare le partite su televisioni a pagamento. Andiamo a scoprire tutti i dettagli su un tema molto delicato.
Si possono trasmettere le partite in pay tv nei locali pubblici? La risposta è ovviamente affermativa, ma sino ad oggi servivano specifici abbonamenti e non quelli privati. Per farvela semplice, per distinguere un abbonamento regolare da quello privato è necessario che sullo schermo sia presente il celebre logo del bicchierino bianco in basso a destra. Tuttavia, dopo la recente sentenza della Corte di Cassazione le cose sono cambiate, almeno parzialmente, ed è bene andare a scoprire quali sono le differenze con il passato.
Secondo quanto riportato sul sito web “Brocardi.it“, con la sentenza n. 30279 di poche settimane fa, la Suprema Corte ha spiegato che trasmettere partite criptate ed a pagamento in un locale non è sempre un reato. Infatti, la Corte è intervenuta su una vicenda che è riguardante i diritti televisivi delle pay tv e la trasmissione di programmi criptati all’interno dei locali come ristoranti e bar. I gestori si lamentano spesso del costo troppo elevato degli abbonamenti business, e quanto accaduto negli ultimi giorni ha fatto più chiarezza su come comportarsi.
Utilizzare una smart card o una tessera domestica in un locale pubblico è, per legge, una possibile violazione dei diritti d’autore, con rischi di subire procedimenti penali. La vicenda giudicata dalla Corte di Cassazione riguardava la trasmissione del derby tra Lazio e Roma dell’ottobre del 2020, in una pizzeria di Reggio Calabria. Pare che, all’epoca, il titolare avesse utilizzato una tessera di Mediaset Premium per uso domestico nella tv del locale. A quel punto, è partita una denuncia da parte dell’emittente televisiva per violazione dei diritti d’autore.
Secondo coloro che hanno giudicato la vicenda, l’uso dell’abbonamento domestico è un reato punibile dal codice penale, ma l’uomo non ha accettato il verdetto, rivolgendosi così alla Suprema Corte. L’uomo si è giustificato affermando che la proiezione della partita non aveva alcuno scopo di lucro. La Cassazione non ha confermato la condanna, annullando con rinvio la sentenza d’appello. Secondo i giudici di legittimità, non basta essere certi che sia stata utilizzata una tessera domestica in un posto in cui andrebbe usato un abbonamento business, ma va verificato anche lo scopo di lucro o di qualsiasi tipo di vantaggio economico. Se ciò non è confermato, il fatto non costituisce alcun reato.
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