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Esclusiva con Lorenzo e Veronica Pellegrini: ‘Roma, la Nostra Casa e il Nostro Amore’. Intervista Intima con il Capitano e la Sua Compagna

Una porta che si apre, le luci calde del soggiorno, due tazze di caffè e una promessa semplice: parlare senza filtri. Siamo a casa di Lorenzo Pellegrini e Veronica, dove Roma non è solo uno stadio, ma una stanza in più di questa vita condivisa.

Noi, ospiti del capitano. Una chiacchierata di coppia e tante cose da precisare. Si parte dalle basi. Lorenzo Pellegrini, romano e romano della prima ora, è il capitano dell’AS Roma dal 2021. Cresciuto nel vivaio, passato dal biennio al Sassuolo e poi rientrato nel 2017, ha messo sul tavolo numeri solidi: oltre 250 presenze in giallorosso, tante partite di peso, un trofeo europeo alzato a Tirana nel 2022, la Conference League. Fatti, non etichette.

La coppia accoglie con naturalezza. Veronica scherza su quanto la settimana ruoti intorno agli orari di Trigoria. “Ormai il calendario lo fa il pallone, il resto ci si incastra,” dice. Lui annuisce: “La regola è semplice: lavoro al campo, casa è casa.” Qui spunta il primo punto da chiarire. Niente sovrapposizioni inutili. Niente show privati per guadagnare volume. “Non viviamo per smentire voci,” spiega. Se ne leggono tante, ma non tutte hanno base verificabile. E quando non ci sono dati pubblici, restano solo ipotesi: è giusto dirlo.

Roma come casa, non solo maglia

Tra un biscotto e l’altro, la parola chiave è appartenenza. Casa significa occhi che riconoscono la strada. Per Lorenzo, Roma è la città dove si impara presto il peso delle parole: la gioia al primo dribbling sotto la Curva Sud, la pazienza nei giorni storti, l’eco del derby che arriva anche quando spegni il telefono. Per Veronica, la città è logistica e cuore: “Spesa, scuola, lavoro: tenere tutto in equilibrio è la mia partita.”

Nel mezzo, il calcio vero. Ruolo leggero solo in apparenza: mezzala che illumina, trequarti che si abbassa a cucire. Linguaggio semplice, compiti difficili. Linee, ritmo, scelte in un secondo. E i dati confermano lo sforzo: minutaggi sempre alti, leadership costante, impatto nelle gare che contano. Chi ha visto le notti europee del 2022 sa di cosa parliamo. Non servono effetti speciali: bastano dettagli leggibili da chi guarda.

Qui arriva il centro della conversazione. “Roma è casa e casa è anche il nostro amore,” dice Lorenzo. Non è slogan. È un modo di tenere insieme strade, persone, responsabilità. “Quando entri all’Olimpico e senti quel boato, capisci perché resti. Ma poi torni a casa e capisci perché cresci.” Nessun annuncio altisonante, nessuna promessa che non dipenda dal campo: zero teatrini. Semplicemente, priorità chiare.

Cose da precisare, con calma

Social e rumore: “Non rispondiamo a tutto,” concordano. È una scelta. Il silenzio non è resa: è igiene.

Mercato e orizzonti: su presunte offerte estere, non ci sono informazioni ufficiali oggi disponibili. Senza documenti o comunicati, restano chiacchiere.

Critiche e fasce: il capitano non è un costume di scena. “La fascia si onora anche nei giorni quieti,” dice Lorenzo. Significa incontrare tifosi, spiegare ai più giovani cosa vuol dire stare qui, cercare luce dove c’è ombra.

L’immagine più sincera di questa visita è forse una semplice mensola: foto di famiglia, una sciarpa giallorossa, un appunto scritto a penna con tre parole: lavoro, rispetto, tempo. Da lì passa tutto. Il lavoro che non vedi, il rispetto che regge le scelte, il tempo che mette in fila le cose giuste.

Usciamo che è già sera. Roma è densa, profuma di pizzeria e motorini. Ci voltiamo verso il portone che si richiude piano. Viene naturale chiedersi: quanti luoghi possono diventare casa, davvero, se li guardi con questa cura? E noi, nelle nostre partite quotidiane, dove teniamo la nostra fascia invisibile?

di
Enrica Siclari

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