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Cannavacciuolo Approva Allegri: La Scelta Giusta di De Laurentiis e le Sue Idee sui Giocatori Azzurri

Tra il profumo del caffè e il brusio dei bar, Napoli si interroga sul futuro. A mettere il timbro, stavolta, è una voce fuori dal coro del pallone: Antonino Cannavacciuolo, napoletano verace, che guarda la panchina come guarda una cucina affollata. Ordine, idee chiare, pochi ingredienti ma giusti: è così che immagina la ripartenza azzurra.

La città chiede certezze. Viene da un anno stonato, fuori dall’Europa, con i rimpianti che scricchiolano tra i vicoli. In questo clima, la scelta di Massimiliano Allegri da parte di Aurelio De Laurentiis divide. C’è chi sogna fuochi d’artificio. C’è chi vuole il metronomo. E qui entra Antonino Cannavacciuolo: lui approva. Lo dice con la schiettezza di chi ogni giorno guida una brigata. “Conta il risultato, ma anche il metodo.” Il messaggio è chiaro.

Parliamo di curriculum. Allegri ha vinto 6 Scudetti (uno col Milan, cinque con la Juventus), 5 Coppe Italia, due finali di Champions. Non sono opinioni. Sono numeri. E raccontano di un tecnico che sa tenere lo spogliatoio, leggere le partite, asciugare il superfluo. A Torino ha reinventato Mandzukic esterno per equilibrare una squadra piena di talenti. Ha portato normalità nelle settimane complicate. È ciò che spesso manca quando la pressione aumenta.

Perché Allegri può funzionare a Napoli

Napoli ha bisogno di struttura. Blocchi corti, distanze giuste, mezzali che corrono nel tempo giusto. Allegri parte da lì. Non promette fuochi d’artificio. Promette compattezza. In uno stadio caldo come il Diego Armando Maradona, questa sobrietà può sembrare controvento. Ma i fatti dicono che dopo una stagione di alti e bassi serve una base solida. Poi si aggiungono le spezie.

E qui tornano le parole di Cannavacciuolo. “Un piatto funziona con tre ingredienti perfetti, non con dieci confusi.” Tradotto in campo: ripartire da chi tiene la barra dritta. Da chi, anche nelle sere storte, non smette di offrire una giocata semplice e pulita.

Da chi ripartire: l’ossatura azzurra

Khvicha Kvaratskhelia. Strappi, fantasia, uno-contro-uno. È stato MVP del 2022-23 e resta il talento che accende la luce. Con un tecnico pragmatico può diventare più incisivo in zona gol.

Stanislav Lobotka. Percentuali di passaggio oltre il 90%. Verticalizza senza rumore. È il metronomo ideale per un sistema che vive di linee chiare.

Giovanni Di Lorenzo. Capitano. Tiene il gruppo, copre la fascia, interpreta più ruoli. In una squadra che vuole ritrovarsi, il suo esempio pesa.

Amir Rrahmani. Duelli aerei, letture pulite, tempi di intervento. È la colonna su cui alzare il baricentro senza sbandare.

Frank Anguissa. Strappi in uscita, recuperi, campo coperto. Con lui il centrocampo cambia passo in dieci metri.

Capitolo Osimhen. Se resta, Allegri può cucirgli addosso un attacco verticale e feroce. Se parte, serviranno gol “diffusi” e un lavoro da reparto, non da solista.

In porta, Meret merita concorrenza vera: spinge rendimento e concentrazione. Dietro, manca ancora un mancino puro che porti uscita palla sicura e coraggio sul primo controllo.

Cannavacciuolo lo dice con semplicità. Prima si mette a posto la cucina. Poi si inventano i piatti. Vale anche per il calcio: prima la squadra, poi il colpo di tacco. Napoli non ha bisogno di slogan. Ha bisogno di riconoscersi in un’idea. Allegri porta ordine, e l’ordine può fare bellezza quando arriva l’ultimo passaggio di Kvara o il taglio di Di Lorenzo.

Alla fine la domanda è una sola, e riguarda tutti: siamo pronti ad accettare un calcio meno chiacchierato e più concreto, quello che alla lunga riempie il tabellino e svuota le scuse? In fondo, anche un ragù perfetto nasce da pazienza, fuoco basso e il coraggio di non aggiungere nulla di inutile.

di
Enrica Siclari

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