Baggio – Non è uno che parla troppo, ma quando lo fa non è mai banale.
Un po’ come quando giocava.
Roberto Baggio, uno dei più grandi fuoriclasse della storia del calcio italiano, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Revista Libero.
Dal passaggio alla Juventus alla Superlega, passando per il suo rapporto con Gianni Agnelli.
Il Divin Codino torna a parlare, e lo fa per i microfoni di Revista Libero.
Sul trasferimento alla Juventus
“Non ho mai avuto nulla contro la Juventus, ma volevo restare alla Fiorentina. C’erano persone lì che mi avevano aspettato dopo aver trascorso i primi due anni di infortuni. Ci siamo innamorati l’uno dell’altro. Ho promesso che sarei rimasto. Il club di viola, in realtà, non è stato corretto, perché mi avrebbe venduto senza dirmi nulla. Poi è stato fatto così, incolpando il giocatore e dicendo che era un mercenario. Ma erano tutte bugie. Mi sono sempre piaciute le sfide. Concepisco infatti la vita come una sfida continua, con un grado di cultura che cresce, che aumenta mentre siamo sempre più preparati ad affrontarli. In questo senso la Juve è stata una sfida, ovviamente”.
Su Gianni Agnelli
“Una persona con un carisma unico. Uomo di mondo, molto apprezzato per il suo stile unico e inconfondibile. Un grande appassionato di calcio, che oggi si arrabbierebbe se la squadra giocasse male. Amava la classe, infatti si dilettava con Renato Cesarini, Sivori, Platini. La sua passione erano i giocatori di qualità. Sono orgoglioso di averlo incontrato e conosciuto”.
Su Ronaldo (il fenomeno)
“Mamma mia, che giocatore Ronaldo. Apparteneva al futuro. Ha giocato un calcio di tecnica e velocità in anticipo sui tempi. L’ho visto fare cose inaudite, che nessuno aveva fatto o pensato fino ad allora. Ronaldo era semplicemente unico”.
Sulla Superlega
“Penso che il calcio abbia bisogno di un rinnovamento, questo è indiscutibile. La velocità con cui il progetto è naufragato, però, deve farci riflettere. Per navigare verso nuovi traguardi con nuovi progetti è necessario avere uomini capaci, con un’esperienza già consolidata. Non mi piacerebbe perdere l’opportunità di costruire un progetto necessario, perché il mondo cambia, le persone cambiano, e così anche la televisione. Detto questo, in ogni progresso volto a migliorare quello esistente, l’unica cosa che conta è che il beneficio sia per tutti e non solo per chi ci ha pensato. La creazione di valore non può e non deve essere un’illusione, un miraggio. Piuttosto deve essere il punto di partenza in cui ognuno di noi può fare la sua parte in ogni modo possibile. Dobbiamo creare una cultura dello sport, quindi anche del calcio, ma non dobbiamo mai dimenticare che questo appartiene al popolo”.
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