Juve – 9 settembre 2006.
Per la Juventus fu un giorno particolare, molto particolare. Forse anche troppo.
Rimini, uno dei luoghi turistici per eccellenza, che nell’immaginario collettivo italiano è sinonimo di estate, per il tifoso bianconero si era trasformato in un vero e proprio incubo a occhi aperti.
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Rimini-Juventus, prima giornata di una nuova e inedita avventura, prima giornata di Serie B per la Vecchia Signora.
9 settembre 2006. Rimini-Juventus.
La Juventus scende in campo con i seguenti undici uomini: Buffon, Birindelli, Kovac, Boumsong, Chiellini, Marchionni, Paro, Giannichedda, Nedved, Del Piero, Zalayeta.
In panchina, al posto del “fuggitivo” Fabio Capello – trasferitosi al Real Madrid – c’è Didier Deschamps. Un uomo che sa perfettamente cosa voglia dire indossare la maglia bianconera e lottare per quei colori. Insomma, un uomo da cui ripartire.
Una Juve distrutta, nella rosa e nell’animo. Una squadra costretta a partire con 17 punti di penalizzazione (poi ridotti a 9), ma con dei fuoriclasse – in campo e fuori – pronti a riportare la Vecchia Signora fin da subito nel “calcio che conta”.
L’inizio, però, è traumatico.
Dopo i primi 45 minuti il risultato è ancora stabile sullo 0-0. Un noioso e deprimente pareggio per i bianconeri, un esaltante “X” per i tifosi del Rimini.
Nella ripresa arriva la rete del vantaggio siglata dall’astigiano Matteo Paro. Una rete che fa respirare i tifosi della Juventus. Un clamoroso errore del duo Kovac-Boumsong, però, mette Adrian Ricchiuti in condizione di trovarsi da solo davanti a Gianluigi Buffon e di mettere a segno il gol del definitivo 1-1.
Un inizio non esaltante per i bianconeri, catapultati in un incubo senza fine.
In quel momento, anche il tifoso della Juventus più ottimista al mondo non poteva non essere terrorizzato dal futuro che, quel giorno, appariva più grigio che mai.
Quello che è accaduto dopo è storia.
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