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Buon compleanno ad Angelo Peruzzi, il cinghialone che rese immortale la Signora

I grandi portieri non sono mai mancati nella storia della Juventus e Peruzzi ne è stato uno dei migliori e determinante in tanti momenti.

Quando si parla di Angelo Peruzzi non si può fare a meno che pensare a uno dei più grandi portieri nella storia del calcio italiano e la sua qualità è sempre stata sotto gli occhi di tutti, tanto è vero che le sue sensazionali parate hanno permesso alla Juventus in entrare nel mito e nella leggenda.

Angelo Peruzzi Juventus (GettyImages)

Nella storia della Juventus è stato veramente raro e difficile non trovare portieri di primissimo livello che siano stati in grado di scrivere la storia della Signora con i loro interventi da campionissimi.

Dagli anni ’30 con Giampiero Combi, mitico portiere campione del mondo con l’Italia nel 1934, fino ai tempi moderni con Wojciech Szczesny, Madama ha sempre avuto una serie di numeri assolutamente di livello e affidabili.

Uno dei più amati e ricordati è senza dubbio Angelo Peruzzi, portierone degli anni ’90 che rese immortale la Juventus di Marcello Lippi facendole vincere un’infinità di Scudetti e soprattutto la Champions League e la Coppa Intercontinentale.

Il portiere romano è sempre stato ribattezzato “Cinghialone”, data la sua massa non proprio da atleta o da calciatore, ma nonostante questa possenza fisica si è sempre destreggiato come un gatto velocissimo tra i pali.

Già con Giovanni Trapattoni era stato in grado di mettersi in mostra con i suoi interventi da campione, vincendo anche la Coppa Uefa del 1993, ma il suo apice venne raggiunto con Marcello Lippi.

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Con il tecnico viareggino vinse finalmente il primo Scudetto della sua carriera nel 1995 e iniziò, dopo tanto tempo, a entrare finalmente nel giro della Nazionale nonostante le idee di Sacchi, ma la sua vera stagione da incorniciare fu quella successiva con il 1996 che fu l’anno in cui entrò per sempre nella leggenda juventina.

Angelo Peruzzi e la notte di Roma, il trionfo della Juventus

La Juventus della stagione 1995-96 aveva in testa solamente un obbiettivo da dover centrare, ovvero il successo in Champions League che sarebbe stato fondamentale per far accrescere ancora di più il nome bianconero.

Madama non aveva ancora mai realmente festeggiato il massimo titolo continentale, considerando come nel 1985 la tragedia dell’Heysel rovinò quel momento tanto atteso.

La Juve di Lippi riuscì però ad arrivare alla finalissima di Roma del 1996, anno in cui tutto sembrava davvero possibile per la truppa bianconera e quella notte si completò il capolavoro.

Dopo pochi minuti fu Madama a passare in vantaggio grazie a un astuto gol di Fabrizio Ravanelli, che da posizione impossibile riuscì a mettere la palla in rete sfruttando una pessima uscita di Van der Sar.

Peruzzi si dimostrò favoloso con alcuni suoi interventi che salvarono la porta juventina, ma proprio quando tutti erano convinti che il romano fosse in serata di grazia ecco l’errore.

Gli olandesi calciarono una forte punizione dal limite dell’area, ma pur essendo molto centrale Angelo decise di respingere di pugni e centralmente permettendo a Jari Litmanen di appoggiare in rete la palla del beffardo 1-1.

Il gol sapeva a tutti gli effetti di beffa, perché l’Ajax non aveva fatto nulla per meritare il pareggio, ma il calcio alle volte sa essere veramente crudele.

Si andò così ai calci di rigore e Peruzzi sapeva che aveva da farsi perdonare qualcosa e così, pronti via e il numero uno bianconero rimase in piedi fino alla fine per respingere la brutta conclusione di Edgar Davids.

La Juventus era infallibile dal dischetto e il trionfo si concretizzò al quarto tiro quando Silooy angolò alla grande la conclusione, ma Peruzzi volò in maniera straordinaria, parando il suo secondo rigore della lotteria e dando a Jugovic la palla della gloria.

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Fu l’unica finale di Champions vinta, perché poi arriveranno le sconfitte con Borussia Dortmund e Real Madrid, dove non fu perfetto, ma nonostante questo i tifosi juventini gli perdonarono anche il passaggio all’Inter perché con quella notte riuscì a rimanere per sempre una leggenda e una colonna della Juventus.

di
Francesco Domenighini

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