Dalla Venezia di Zamparini all’Inter e oggi alla Juve: il rapporto tra Marotta e Spalletti attraversa 25 anni di calcio italiano.
Ci sono rivalità che si alimentano sul campo e altre che prendono forma nei corridoi delle società, nei contratti firmati e poi discussi, nelle scelte che cambiano il destino di una stagione. Inter-Juve, questa volta, è anche Marotta contro Spalletti. O meglio: è la storia di un rapporto che dura da oltre venticinque anni, con fasi di stima, momenti di tensione e decisioni che hanno lasciato segni profondi.
Tutto comincia alla fine degli anni Novanta, a Venezia. La “legge marottiana” – quella che sconsigliava l’esonero a stagione in corso – si infranse proprio lì. Il presidente Maurizio Zamparini (che viceversa dell’esonero era fan) non era tipo da attendere, e nella stagione 1999-2000 Luciano Spalletti fu esonerato, richiamato e poi esonerato di nuovo. Una vicenda tormentata che racconta già molto del carattere dei protagonisti: da una parte un dirigente strutturato, prudente, con un’idea precisa di stabilità; dall’altra un allenatore geniale e complesso, capace di intuizioni brillanti ma anche di attriti forti.
Passano gli anni, cambiano le piazze, ma le traiettorie tornano a incrociarsi. Nell’estate 2017 Spalletti approda all’Inter. È un momento delicato per il club nerazzurro, che cerca continuità e identità. Il tecnico toscano riporta la squadra in Champions League, restituisce solidità, rimette ordine in uno spogliatoio fragile. Non è poco. Anzi, è molto, considerando da dove si partiva.
Nel dicembre 2018 arriva anche Beppe Marotta, reduce dalla lunga esperienza alla Juventus. Il dirigente varesino viene chiamato a Milano per ridisegnare la struttura del club, per alzare l’asticella. È l’inizio di una nuova fase. La gestione del caso Icardi complica il quadro e rende evidente che serva uno scatto ulteriore per puntare allo scudetto. Nonostante la stima per Spalletti, nell’estate 2019 la società decide per il cambio in panchina: arriva Antonio Conte, mentre il tecnico toscano resta formalmente sotto contratto fino al 2021.
È una scelta che pesa, ma che rientra nella logica aziendale di Marotta: programmare, assumersi responsabilità, accettare anche fratture necessarie. Da quel momento l’Inter avvia un ciclo vincente, con due scudetti conquistati negli anni successivi. Spalletti, dal canto suo, trova la consacrazione a Napoli, dove guida gli azzurri a un titolo storico, giocando un calcio riconoscibile e moderno (in questa sede vogliamo dimenticare la parentesi in Nazionale).
Adesso il copione si arricchisce di un nuovo atto. Spalletti è chiamato a ricostruire la Juventus, a ridarle identità e ambizione. Marotta, nel frattempo, ha consolidato il proprio ruolo all’Inter fino alla presidenza. Quando si affrontano, non è solo una partita. È la sintesi di una relazione professionale lunga, non sempre lineare, ma certamente significativa per il calcio italiano degli ultimi venticinque anni – di cui tanti Marotta quanto Spaletti sono stati grandi protagonisti.
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