La Juventus perde 2-0 contro il Como dopo il ko col Galatasaray. Spalletti: “Per 13 volte gol al primo tiro”. Crisi mentale e tecnica.
La settimana che doveva segnare una reazione ha finito per aprire una crepa più profonda. Dopo il crollo in Champions League contro il Galatasaray, la Juventus cade ancora: 2-0 allo Stadium contro il Como. Non è solo una sconfitta, è una fotografia. E dentro quella fotografia si leggono fragilità che vanno oltre il risultato.
Luciano Spalletti non cerca alibi, ma prova a dare una chiave. Davanti alle telecamere di Dazn parte da un punto preciso: il primo gol subito. “La prestazione è stata condizionata dal primo gol subito. Perché poi tenti di riprendere la partita e provi a inseguire gli avversari con le pressioni individuali. Il Como ti mette in difficoltà con la sua qualità. Per 13 volte abbiamo subito gol al primo tiro in porta, così è chiaro che dopo ci sono delle difficoltà…”.
Il dato è pesante. Tredici volte sotto al primo tiro. Non è casualità, non può esserlo. È una questione che tocca la struttura mentale della squadra, la capacità di restare dentro la partita senza farsi travolgere dall’episodio. E quando l’episodio diventa una costante, smette di essere episodio.
Spalletti allarga il discorso e lo fa con una lucidità che suona quasi come un’autocritica collettiva: “Arrivavamo da un periodo in cui avevamo l’entusiasmo addosso e in cui abbiamo fatto partite bellissime. Dopo viene meno un po’ questa personalità e autostima e gli errori che fai ti costano, portandoti subito sotto. A quel punto è dura reagire sul piano mentale: funziona così dentro la testa dei giocatori, ci sono troppe pressioni per questi risultati e questi episodi fanno la differenza”.
È qui che la sconfitta contro il Como diventa più significativa del semplice 2-0. Perché arriva in casa, perché arriva dopo l’Europa, perché arriva mentre la stagione entra nella sua fase decisiva. E soprattutto perché mette in discussione la percezione della Juventus su se stessa. “Avevamo la convinzione di avere delle potenzialità. Ma se viene a mancare l’autorevolezza… oggi abbiamo sbagliato una miriade di passaggi in mezzo al campo che di solito non sbagliamo. Poi restiamo imprigionati nell’episodio o nel risultato”.
Non è solo tecnica, non è solo tattica. È autorevolezza. È la differenza tra controllare la partita e subirla. E in questo momento la Juventus sembra più reattiva che propositiva, più preoccupata di non sbagliare che capace di imporre il proprio ritmo.
Nel mirino finisce inevitabilmente Michele Di Gregorio, protagonista in negativo sull’azione dello 0-1 del Como di Cesc Fabregas. Ma Spalletti evita di personalizzare: “Di Gregorio è perfettamente in linea con i compagni, non ha più responsabilità rispetto agli altri. Come primo errore, in quella azione, c’è un passaggio giocato all’indietro con superficialità. Probabilmente poteva far meglio anche lui, ma potevamo anche non perdere quel pallone”.
Un modo per dire che l’errore è sistemico, non individuale. Che il problema nasce prima, nella gestione, nella leggerezza, nella scelta sbagliata quando la pressione aumenta.
Adesso c’è il ritorno dei playoff contro il Galatasaray e poi la trasferta in casa della Roma, snodo decisivo per la corsa alla prossima Champions League. Spalletti non gira intorno alla questione: “Tutto dipenderà dalla nostra convinzione, il nostro primo avversario siamo noi stessi. Se mettiamo a posto le cose a livello mentale e tecnico, ce la giochiamo. Se il livello è questo, non puoi ambire a nessun risultato”.
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