La primavera porta sempre con sé scelte definitive, quelle che segnano i confini tra un ciclo e il successivo. A Torino, mentre la stagione spinge verso il traguardo.
Una partita decisiva si gioca lontano dal campo: riguarda il centravanti titolare, il peso dell’ingaggio e la direzione tecnica dei prossimi anni. Per una volta, il cronometro non è quello dell’arbitro.
Secondo quanto riportato da Sportmediaset, Dusan Vlahovic, classe 2000 e perno della nazionale serba, è in scadenza a fine stagione e non sembrerebbe più avere l’urgenza di chiudere il rinnovo con la Juventus. Tradotto: la trattativa, avviata per essere definita in tempi rapidi, sta rallentando. È un dettaglio non banale, perché in queste situazioni il tempo diventa una variabile strategica tanto per il club quanto per il giocatore. E quando un attaccante da doppia cifra in Serie A sceglie di non accelerare, è perché il quadro intorno promette (o minaccia) alternative concrete.
Qui entra in scena l’orizzonte estero. L’entourage del serbo, stando alla stessa fonte, starebbe fiutando la possibilità di portarlo a parametro zero in una tra Bayern Monaco e Barcellona. I bavaresi lo accoglierebbero come vice Kane, soluzione che garantirebbe minuti in Bundesliga e Champions con un ruolo chiaro e un contesto iper-competitivo.
Dall’altra parte, i blaugrana vedrebbero in Vlahovic un possibile nuovo Lewandowski, erede naturale nel cuore dell’area e nel peso specifico dentro l’ultimo terzo di campo. La prospettiva catalana — più centrale, più identitaria — avrebbe un fascino evidente per il giocatore. Sono scenari diversi, ma entrambi “grandi”: uno allinea ambizione e gradualità, l’altro offre la centralità che ogni nove d’élite desidera.
La dirigenza bianconera, nel frattempo, resta ferma su una proposta di rinnovo da 6 milioni di euro a stagione, circa la metà rispetto all’ingaggio attuale. Una linea coerente con l’indirizzo di sostenibilità salariale abbracciato dal club negli ultimi anni: abbassare il monte stipendi, proteggere i conti, investire con razionalità. Ma è anche una posizione che sposta l’inerzia del tavolo verso il giocatore. Per la Juventus, serve una risposta a breve: perdere una punta di questo livello senza indennizzo significherebbe ripensare con urgenza il mercato in entrata, tra alternative interne, profili emergenti e possibili colpi a costo contenuto. La pianificazione, in maggio, non è un lusso: è l’unico modo per non fare scelte reattive a luglio.
Il punto è che le parti oggi, 7 maggio 2026, inseguono obiettivi legittimi ma difficili da incastrare: la Juve difende un equilibrio economico e tecnico, Vlahovic valuta il picco della carriera e la chance di misurarsi subito ai massimi livelli europei. Nel mezzo c’è la finestra estiva, molto più breve di quanto sembri, e c’è un pubblico che pretende chiarezza tanto quanto gol.
Gli scenari restano aperti. Se l’attaccante accetta un rinnovo al ribasso, la Juventus blinda il ruolo e rimanda il ricambio; se prende tempo e guarda fuori, il club dovrà agire in anticipo sul mercato, evitando l’effetto domino tipico degli ultimi giorni. La sensazione è che la prossima mossa arrivi presto: quando il campionato si avvicina alla chiusura, il silenzio pesa più delle parole. Al momento, però, un dato è chiaro: Vlahovic non spinge per firmare. E in una trattativa così esposta, è già una notizia.
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