Il Pallone d’oro è un premio molto ambito, anche quando lo si vince fuori dall’Europa, e i campioni quando tornano a casa sono osannati.
Quando i giocatori riescono a dimostrare il proprio talento, è normale che vengano apprezzati e amati anche a distanza di anni dal loro passaggio in certe squadre, in particolar modo sono i grandi campioni capaci di vincere il Pallone d’oro a essere delle vere e proprie stelle, che diventano immortali nel momento in cui queste tornano in piazze nelle quali sono stati amati e apprezzati.
Il Cagliari è una squadra che ha saputo ottenere grandi risultati nella propria storia, con lo Scudetto del 1970 che è sicuramente il più grande traguardo del club sardo, ma non si può dimenticare anche la grande realtà che sorprese l’Italia e l’Europa negli anni ’90 arrivando fino alla semifinale di Coppa Uefa.
Una stagione davvero memorabile per l’isola e il tutto era stato reso possibile grazie a un campione che l’anno precedente aveva permesso la qualificazione dei rossoblu all’Europa, ovvero l’uruguaiano Enzo Francescoli.
Il sudamericano è stato uno dei più grandi numeri dieci della storia del calcio, basti pensare che un mito come Zinedine Zidane ha voluto chiamare suo figlio Enzo proprio in onore di quel campione che era stato in grado di incantare anche a Marsiglia e di recente è tornato a Cagliari.
La sua presenza è stata di buon auspicio per la banda di Mazzarri, dato che i rossoblu hanno vinto contro il Sassuolo e la società ha deciso di omaggiarlo con una maglietta celebrativa e un lunghissimo applauso da parte della gente di Sardegna.
Francescoli è sicuramente il più grande straniero che sia mai stato in grado di giocare nella storia del Cagliari e assieme a Gigi Riva e Gianfranco Zola, uno di quelli che più di tutti ha saputo scrivere pagine indelebili nella storia del calcio con gli isolani.
L’uruguaiano non ha mai vinto il Pallone d’oro in Europa, ma lo ha fatto in ben due circostanze in Sudamerica, la prima volta quando era molto giovane nel 1984, prima di partire per la Francia e diventare l’idolo di Zidane, e poi nel 1995 quando tornò in Argentina al River Plate dopo gli anni in Italia.
Il grande rimpianto a Cagliari è dipeso dal fatto che non riuscì mai a giocare quella storica Coppa Uefa, dato che quell’estate decise di passare al Torino, esperienza che nel complesso non si rivelò del tutto positiva.
Magari con la sua presenza il Cagliari sarebbe stato addirittura in grado di vincere il trofeo europeo, con il sogno che si interruppe solamente in semifinale contro l’Inter, ma vedendo l’accoglienza del popolo sardo si può dire che ha comunque lasciato un gran ricordo.
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