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Il suicidio come unica via: il calciatori che hanno scelto il gesto estremo

Il suicidio è il punto massimo della depressione e purtroppo ci sono stati dei casi davvero gravi e tristi anche in ambito calcistico.

Una delle malattie più gravi che ci siano al mondo è sicuramente quella legata alla depressione che in certi casi porta alla scelta di un gesto estremo come il suicidio e in alcuni casi la decisione ha toccato anche personaggi famosi del mondo dello sport.

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Il mondo sta cambiando in maniera sempre più veloce e molte persone non sembrano assolutamente essere in grado di poter tenere testa a tutte queste vicende continue.

La depressione è uno stato d’animo davvero terribile, anche perché sono sempre di più gli individui che ne vengono colpiti e fanno molta fatica a uscirne nel miglior modo.

Molti non vogliono accettare questa condizione e dunque provano in tutti i modi a nascondersi dalla gente, isolarsi sempre di più perché si vergognano di questo loro stato d’animo o cercando di camuffare il tutto.

Tante volte sono proprio le persone più insospettabili che decidono di realizzare un gesto che per qualche sciocco si tratta “della via più facile”, ma onestamente non ci vedo nulla di facile, anzi deve essere solamente un qualcosa che va pianto come tutte le morti.

La vita dei calciatori è spesso ammirata come un mondo dorato, dove tutto è meraviglioso e non ci sono preoccupazioni, peccato però che da diversi anni a questa parte abbiamo assistito sempre di più a diversi giocatori in preda a momenti di depressione.

Gigi Buffon ha avuto la forza di raccontare del suo periodo nero, con la leggenda dei pali che è stato in grado di uscirne nel miglior modo possibile, ma purtroppo qualcuno non ce l’ha fatta.

Il caso più eclatante è sicuramente stato Agostino Di Bartolomei, il grande Capitano della Roma dello Scudetto del 1982-83 che una vita terminata la sua carriera non riuscì a rialzarsi dalla depressione e con un colpo di pistola decise di uccidersi.

Un altro caso molto eclatante fu quello legato a Robert Enke, portiere dell’Hannover che era nel giro della nazionale tedesca che a 32 anni nel 2009 decise di gettarsi sotto un treno nel pieno della carriera e praticamente certo della convocazione al Mondiale di Sudafrica 2010.

Di Bartolomei, Enke e non solo: quando il suicidio sconvolge tutti

Sono stati purtroppo diversi i giocatori che hanno deciso di arrivare a questo gesto estremo, con la Juventus che in qualche modo ne è stata toccata anni fa.

Si tratta del caso di Roberto Bruno, un ragazzo cresciuto nel settore giovanile della Vecchia Signora alla fine degli anni ’70 senza mai debuttare in prima squadra, ma nel 2003, a soli 39 anni, decise di farla finita.

Uno che invece aveva affrontato la Juventus da avversario in Champions League era l’attaccante ex Brugge Marek Spilar, che giocò contro Madama nella Champions League 2005-06, ma nel 2013 scelse di buttarsi dal balcone.

Il Mondiale è un evento storico per tutti i calciatori, ma per la Bolivia è un’assoluta rarità, tanto che nel 1994 giocò la sua seconda e ultima apparizione, dopo la prima volta nel 1930, e uno dei convocati era Ramiro Castillo.

Fu una colonna della squadra per quasi 10 anni, ma la morte del figlio fu un dramma insanabile e così, poco dopo esser diventato vice campione del Sudamerica nel 1997, decise di impiccarsi.

Abbiate sempre rispetto e pietà di chi decide si effettuare questo gesto, non è per nulla un qualcosa di facile, ma è solo il culmine di una malattia.

La depressione non si cura con “Dai pensa positivo” o “Non essere musone”, è una malattia maledetta perché è la più difficile da curare e la distruzione del cervello è ben peggiore rispetto al fisico.

Che tutti questi calciatori, e in generale chiunque abbia scelto questa via, possano oggi riposare in pace e aver trovato finalmente la serenità che sulla Terra gli era mancata.

di
Francesco Domenighini

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