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Categories: Calciomercato

Openda è ormai un ex Juventus, ecco perché

Ci sono stagioni che non si rompono di colpo: scivolano via per piccoli aggiustamenti, per scelte che non sembrano decisive fino a quando lo diventano.

Nel mezzo, restano i dettagli: presenze mancate, porte che si chiudono piano, parole che arrivano tardi. Intorno a Lois Openda, tutto questo ha preso la forma di un addio che oggi appare più probabile di qualsiasi rilancio.

Openda è ormai un ex Juventus, ecco perché (ANSA) JuveDipendenza.net

“Openda verso l’addio”: il titolo gira da giorni e trova conferme anche su La Stampa, in un approfondimento firmato da Nicola Balice. La fotografia è nitida: quella bianconera è stata una stagione che per l’attaccante belga si è progressivamente fatta stretta. Dopo qualche apparizione tra Roma e Bologna, il suo nome è scivolato sempre più in basso nelle scelte di Luciano Spalletti. Panca dopo panca, fino a diverse gare senza nemmeno un minuto. Una parabola inattesa, anche perché proprio quando stavano maturando le condizioni legate all’obbligo di riscatto, il suo minutaggio si è azzerato.

Da quel momento, e soprattutto dall’eliminazione della Juventus dalla Champions League, le gerarchie si sono irrigidite: solo chi era indisponibile o ai margini estremi della rosa ha giocato meno di lui. È il classico paradosso delle stagioni complicate: più avresti bisogno di spazi per rimetterti in pista, più gli spazi si chiudono.

L’ammissione di Spalletti e il paradosso tecnico

C’è, però, un passaggio che ha sorpreso tutti. Spalletti ha ammesso pubblicamente la propria parte di responsabilità. “Perché Openda è sparito dalle rotazioni? Questo è un altro degli errori che ho commesso io… Io devo scegliere, le scelte le prendo tenendo in considerazione tutto. E riconosco che Openda si sta impegnando, è micidiale per la voglia di mettersi a disposizione anche solo per giocare due minuti. Gli vogliono tutti bene nello spogliatoio”, ha spiegato il tecnico juventino. Parole pesanti, quelle che aprono spiragli e insieme li richiudono, perché subito dopo è arrivata anche la difesa della linea seguita fin qui: “se non l’ho fatto giocare è perché credevo fossero meglio gli altri”.

In controluce resta la lettura tattica: l’idea che, nelle partite chiave, la squadra avesse bisogno di riferimenti diversi in attacco, di profili più funzionali al contesto. Un tema spesso invisibile fuori dai campi di allenamento, ma che pesa quanto e più dei numeri.

Tra mercato e campo: il finale che può ancora dire qualcosa

Il risultato, oggi, è un bivio quasi scritto. La Juventus, dopo un investimento vicino ai 45 milioni, starebbe valutando soprattutto un prestito per rilanciare il giocatore altrove, diluendo l’impatto economico di un’annata deludente e proteggendone il valore tecnico. È una via di mezzo molto italiana: non uno strappo, ma un passo di lato per capire se c’è ancora una strada da percorrere insieme. Eppure l’impressione — quella che filtra dagli ambienti bianconeri e dalle letture più lucide della vicenda — è che Openda sia ormai un ex nei fatti, prima ancora che nei contratti.

C’è però ancora campo da giocare. Prima del mercato, la priorità resta la qualificazione alla prossima Champions League. Nella sfida di Lecce, delicata per classifica e umori, la Juventus cerca punti e qualche certezza in più. È qui che le parole di Spalletti potrebbero trasformarsi in minuti: Openda potrebbe tornare utile a gara in corso, con quella corsa profonda che in certe serate spacca le difese stanche. Sarebbe un ritorno piccolo ma significativo, l’ultima cartolina di un anno storto, forse l’unica possibile per salutarsi con qualcosa di condiviso.

Perché, alla fine, resta questo: una storia che non ha trovato il suo centro, pur avendo tutti gli elementi per farlo. E che ora sembra pronta a cambiare capitolo.

di
Redazione

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