“Senza di lui andremo in Austria”, quella clamorosa dichiarazione di secessione da parte dei tifosi

Nella storia del calcio ci sono state storie incredibili, ma questa è quella più assurda con il Friuli che minacciò il passaggio all’Austria.

Il calcio è uno dei più grandi eventi sportivi del mondo ed è sicuramente quello che più di tutti è in grado di unire e appassionare la gente di tutto il mondo grazie alle sue sensazionali ed epiche vicende che lo rendono così unico nel proprio genere e questo fa sì che in certi casi accadono davvero delle cose al limite dell’assurdo.

Tanti anni fa una piccola squadra italiana stava per acquistare uno dei più grandi giocatori nella storia del calcio e quando a un certo punto la trattativa sembrò sfumare un popolo intero insorse per poter avere davanti ai propri occhi il grande campione che alla fine riuscì a vestire quei colori, ma per farlo si dovette addirittura minacciare la secessione dall’Italia e l’ammissione all’Austria.

Il 3 marzo è una di quelle date che probabilmente dice davvero molto poco ai tifosi di tutto il mondo e che non riesce a evocare particolari ricordi, a meno che voi non veniate o dal Brasile o da Udine, le terre che hanno potuto apprezzare uno dei più grandi giocatori che il calcio abbia mai potuto ammirare in un campo verde.

Arthur Antunes Coimbra, per tutti Zico, è stato di quanto più straordinaria abbia potuto regalare un pallone che rotola su un prato verde nella sua storia, un giocatore che a tutti gli effetti si è potuto definire completo e determinante in qualsiasi situazione della partita con giocate di classe davvero superiore.

Il brasiliano è stato un simbolo assoluto del Flamengo e con la squadra di Rio de Janeiro è riuscito a vincere la tanto attesa Copa Libertadores, titolo che fino a quel magico 1981 sembrava davvero irraggiungibile.

Zico è stato il simbolo più scintillante del Mengao e anche contro l’Italia nel 1982 riuscì a disputare una grande partita, nonostante alla fine non riuscì a segnare e non permise ai suoi di passare il turno, ma il geniale assist di esterno destro per servire Socrates fu davvero ai limiti della perfezione.

Nel 1983 allora si iniziò insistentemente a pensare di portare Zico nel Belpaese e incredibilmente la squadra che si interessò prevalentemente a lui fu il piccolo Udinese, con i bianconeri friulani che non sembravano avere alcuna possibilità di arrivare a un tale fenomeno, ma quando la voce iniziò a girare nessuno riuscì più a contenere l’entusiasmo.

Tutto si stava per concludere nel migliore dei modi fino a quando la Figc non tirò fuori dal nulla dei problemi legati al tesseramento e che avrebbero impedito così il passaggio del brasiliano in Friuli e a quel punto la piazza insorse con un iconico “O Zico o Austria“.

Il popolo friulano era dunque pronto a minacciare la secessione e il passaggio nella nazione confinante se la federazione non avesse sbloccato la trattativa per portare in bianconero uno dei più grandi giocatori di sempre.

Zico e il magico anno all’Udinese 1983-84

Zico alla fine riuscì ad arrivare in Friuli e il Sindaco della città di Udine propose addirittura di intitolare la piazza principale della città a quel fenomeno che stava regalando un sogno a occhi aperti e nella sua prima stagione regalò giocate senza eguali.

Tra le tante prestazioni iconiche e memorabili vi è senza ombra di dubbio la trasferta a Catania, con gli etnei che vissero una stagione solamente di passaggio nel massimo campionato e poterono così godersi i grandi campioni che pullulavano in Italia in quell’anno.

Fu così che l’Udinese stava vincendo senza grossi problemi al Cibali e nel finale di gara ci fu una punizione da ottima posizione e tutto lo stadio rossoazzurro si alzò in piedi per urlare a gran voce il nome di Zico per poter assistere dal vivo a una sua grande perla.

Non ci si poteva davvero credere e allora il brasiliano sistemò la palla sua mattonella e piazzò una parabola magica che andò a morire all’incrocio dei pali battendo un incolpevole Sorrentino, arrotondando ancora di più il risultato ma facendo comunque felice il pubblico siciliano.

Tutte e tre le grandi in due stagioni vennero piegate dalla qualità del sudamericano che nel proprio Continente era stato in grado di vincere per tre volte il premio di giocatore continentale dell’anno, in un’epoca nella quale i suoi rivali erano gente come Maradona e Falcao.

Zico poté così regalare due anni straordinari al popolo friulano prima di tornare nel suo Flamengo e passare anche in Giappone per poter promuovere il calcio del Sol Levante, diventando anche in estremo Oriente uno dei giocatori più favolosi di sempre.

Soprannominato il “Pelé bianco“, ha dimostrato in tutta la sua carriera dei colpi da maestro come pochissimi sono stati in grado di fare nel corso della carriera ed è dunque giusto e lecito dedicargli i migliori auguri per i suoi sessantanove anni d’età a uno di quei calciatori che sono stati in grado di rendere più magico questo sport, a delle leggende come Arthur Antunes Coimbra, per tutti Zico.